La Riserva naturale Le Cesine

Le Cesine è una riserva statale naturalistica della Puglia situata nel territorio comunale di Vernole (LE). L’oasi WWF, si trova a poco più di 10 km da Lecce, sul litorale adriatico fra San Cataldo, la spiaggia dei leccesi, e San Foca, marina di Melendugno.

Il nome Cesine deriva da “segina” che a sua volta deriva da “seges” che significa “area incolta” e abbandonata. Segine era anche il borgo che sorgeva nei pressi del Castello dell’Acaya. L’oasi rappresenta oggi una delle ultime zone paludose che in passato si estendevano da Otranto a Brindisi.

Per la sua conformazione può essere può essere suddivisa in varie aree, che costituiscono ecosistemi molto diversi tra loro: boschi, laghi, spiaggia, campagna. Si tratta di uno scenario suggestivo che si estende su 380 ettari di riserva naturale: visitare Le Cesine significa passare da un paesaggio costiero di roccia e sabbia, ai bacini palustri, chiamati Salapi, Pantano grande e Pantano piccolo, divisi dal mare da dossi sabbiosi.

le cesine

Nell’area boschiva invece svettano pini d’Aleppo, eucalipti, querce e olmi, mentre nel sottobosco non è raro scorgere orchidee selvatiche, fra lentischi e cespugli di mirti, tipici della macchia mediterranea.

Trovandosi lungo una delle principali rotte di migrazione del bacino del Mediterraneo, l’area è anche il ritrovo di stormi di aironi bianchi, mignattai, falchi pescatori e specie rare come la cicogna nera.

Il riconoscimento delle Cesine di riserva statale e zona umida di interesse internazionale è giunto solo nel 1977. Prima di allora la biodiversità di quest’oasi non aveva goduto di alcuna considerazione: fino a qualche decennio fa, Le Cesine erano etichettate come aree malsane e malariche, data la presenza delle paludi. Si deve però pensare che proprio Le Cesine svolsero, nei secoli passati, un ruolo decisivo nella difesa del territorio, come è stato per le masserie fortificate e le torri di avvistamento, impedendo, con le sue paludi e i canneti, l’attracco di navi arabe e saracene su questo tratto di litorale, salvaguardando in tal modo i centri abitati nell’entroterra.

Visita guidata
La Riserva Naturale dello Stato Oasi WWF Le Cesine è visitabile tutto l’anno.
e visite guidate si svolgono ogni domenica e giorno festivo ad orari stabiliti che variano a seconda dei periodi dell’anno:
– dal 1° ottobre al 30 aprile – ore 10.30
– dal 1° maggio al 30 settembre – ore 16.30.
Nei giorni feriali è necessaria prenotazione e la visita si svolge per un minimo di 15 (quindici) partecipanti.
La visita guidata “il segreto della Riserva” è un’esperienza all’interno dell’area per considerarne gli habitat principali (bosco, macchia mediterranea, paludi) ed apprezzarne il lavoro di conservazione frutto di 30 anni di gestione da parte del WWF.

Informazioni e prenotazioni al 329.8315714 o all’email: lecesine@wwf.it
Per dettagli e approfondimenti sulla riserva Le Cesine, visitate il sito www.riservalecesine.it

Leggenda – L’amore della bella Segina
amazzoneNell’ombra screziata delle Cesine risuona l’eco di un’antica leggenda che parla di “una disfatta sciolta in pantani di pianto” e di un’eroina nota per la sua abilità nel maneggiare lance e giavellotti e il suo amore infelice. È la storia dell’amazzone Segina, la principessa figlia primogenita del re Sale, e delle sue sorelle costrette da un sortilegio a vigilare senza tregua sulla tranquillità del regno e godendo della giovinezza eterna a patto di rinunciare all’amore.

Si racconta che, già alle prime luci dell’alba, l’allegra brigata di amazzoni era solita battere palmo palmo ogni singolo anfratto della boscaglia, spingendosi fino alle sorgenti d’acqua dolce ai confini del regno. Finché un giorno, di ritorno da una perlustrazione, Segina notò, insieme a due delle sue sorelle, alcune insolite venature vermiglie scendere nelle acque da un rivolo.

Seguendo la filigrana rossastra, le guerriere videro una zattera arenata sugli argini fangosi su cui giaceva un giovane privo di sensi, ferito da un dardo alla schiena. In seguito a un breve quanto combattuto consulto, Segina decisa di prendersi cura di quel giovane dall’aspetto tanto inoffensivo, senza badare alle proteste delle sorelle. Segina vegliò notte e giorno lo sconosciuto, accudendolo amorevolmente con unguenti e infusi preparati con maestria. Dopo diversi giorni trascorsi al suo capezzale, la caparbietà della regina fu ricompensata dal risveglio del ragazzo che, una volta recuperate le forze, rivelò la sua identità.

Si chiamava Homar Shamed ed era un cartografo inviato dal sultano turco sulle coste salentine per redigere un resoconto di viaggio minuzioso e preciso. Nei colloqui, Homar fu prodigo di dettagli sulla sua professione ma ogni volta che Segina accennava alle strane circostanze del suo ritrovamento, le risposte dell’uomo si facevano più evasive e meno convincenti.

Pur avendo colto nelle sue parole una profonda ambiguità, la principessa s’innamorò perdutamente di Homar. L’amazzone invano cercò di nascondere alle sue sorelle il sentimento che era avvampato nel suo cuore ma niente poté fare contrastare il duplice maleficio e il triste destino che l’attendeva.

E così un giorno, , passeggiando lungo l’argine di un fiume Segina si specchiò nelle limpide acque e vide il suo viso, un tempo roseo e sbarazzino, avvizzito e grinzoso, incorniciato da una chioma canuta. Inizialmente stentò a riconoscersi ma non appena vide le sue sorelle, anch’esse sfiorite nella bellezza, e il giovane turco prendere il largo a bordo di un’imbarcazione di fortuna, le fu subito chiaro il piano ordito da Homar, sotto le cui mentite spoglie doveva camuffarsi un emissario della Mezzaluna inviato per osservare, in gran segreto, i confini del suo regno e metter ein atto il sortilegio.

Correva l’anno 1479 quando la precoce senilità prese il sopravvento sul popolo delle amazzoni e Segina, prima di esalare l’ultimo respiro, versò così tante lacrime insieme alle sorelle che l’intero bosco ne fu inondato e trasformato in palude.

Due anni più tardi, Homar tornò con una flotta di galee sulla costa ma, al posto del regno rigoglioso e fertile che aveva conosciuto, trovò una terra acquitrinosa e malsana, tanto da non riuscire più a orientarsi battendo in ritirata. Il sacrificio di Segina e delle sue sorelle non fu dunque vano e il loro spirito tutelare aleggia, ancora oggi nell’oasi, incarnato nelle sembianze di splendide orchidee.

Tratto da R.Guido (a cura di), “Salento da favola”, Guitar Edizioni, 2009